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giovedì 9 aprile 2020

Impossibilità di ascolto. 18.12.83

Per potere restare uniti a Dio e cercare sempre in tutto il Pensiero di Dio, si richiede che noi si metta la conoscenza di Dio al di sopra di tutto, come unica cosa necessaria, come vera cosa necessaria.
Gesù dice che una cosa sola è necessaria.
Questa è la cosa necessaria.
Se noi non mettiamo questa o assieme a questa mettiamo anche altre cose necessarie, noi veniamo a trovarci nella impossibilità (anche se lo vogliamo) di ascoltare le cose di Dio e soprattutto nella impossibilità di trovare il Pensiero di Dio nelle cose.
In conclusione, noi siamo fatti capaci di ascoltare solo ciò che è motivato dentro di noi.
Se dentro di noi, come motivo principale, noi abbiamo Dio, cioè abbiamo Dio come nostro padre, noi possiamo ascoltare tutto ciò che viene dal Padre ma, se noi come motivo principale di vita, abbiamo posto altro, cioè abbiamo un altro padre, noi verremo a trovarci nella impossibilità di ascoltare e quindi verremo a trovarci nella impossibilità di unificare ogni cosa in Dio; avremo quindi seminato un principio di dispersione, di confusione, di divisione e di morte in noi stessi.

Ascolto: bisogno di unificare. 18.12.83

Se l'ascolto è un accordo, si ascolta per unificare ogni cosa.
Qui siamo dominati dal bisogno di unificare tutto.
Noi siamo attratti dall'unità, siamo attratti da Dio e Dio è uno solo.
E quello che muove tutto nella nostra vita è questo bisogno di unificare tutto.
Per unificare tutto, noi dobbiamo avere in noi un principio tale in cui unificare ogni cosa.
Possiamo mettere in noi un principio, nel quale a un certo momento, ci è impossibile unificare e questo ci porta nella crisi.
Soltanto mettendo il Pensiero di Dio, noi abbiamo la possibilità di raccogliere ogni cosa, di unificare tutto, perché abbiamo la possibilità di vedere in tutto il Pensiero di Dio.

Ascolto: Pensiero di Dio al centro. 18.12.83

Se invece abbiamo il Pensiero di Dio al centro, questo ci darà la possibilità di accordare tutto con Dio, perché tutto si accorda con Dio, sia quello che noi diciamo bene, sia quello che noi diciamo male.
Sia quella che chiamiamo fortuna, sia quella che chiamiamo sfortuna, sia quella che chiamiamo felicità, sia quella che chiamiamo infelicità.
Anche le disgrazie si accordano tutte nel Pensiero di Dio.
E in questo accordo di tutte le cose con il Pensiero di Dio, noi ci troveremo conosciuti e noi conosceremo e avremo sopratutto la capacità di ascoltare e di comunicare.
Tutto questo però presuppone, l'avere messo al di sopra di tutto, il Pensiero di Dio, soltanto quello, dà a noi la possibilità di ascoltare ogni cosa.

Ascolto: pensiero dell'io al centro. 18.12.83

Viene a definirsi in noi un campo di ascolto che è sempre più limitato a quel bene che, noi abbiamo messo la di sopra di tutto.
E se noi abbiamo messo al di sopra di tutto il pensiero del nostro io, questo pensiero del nostro io, a un certo momento ci limita il campo di ascolto a un punto tale, da poter ascoltare soltanto ciò che riguarda il pensiero del nostro io.
Noi potremo quindi parlare solo di noi stessi e noi potremo ascoltare solo ciò che esalterà il pensiero del nostro io o che riguarderà il nostro io.
Ma siccome tutto ciò che accade è voluto da Dio, succede che a un certo momento, noi ci troveremo in un campo di incomprensione, poiché non ci sarà nessuno e nessuna cosa che vorrà esaltare il pensiero del nostro io, perché il pensiero del nostro io non è il centro delle cose.
Il centro delle cose è Dio.
Se noi abbiamo il pensiero del nostro io al centro, in un primo tempo parleremo di noi ma creeremo una grande fuga da noi. Tutte le cose e tutte le creature si allontaneranno da noi e noi ci saremo aperti la strada alla solitudine, all'incomprensione, alla crisi di noi stessi.
Questa è la conclusione del fatto di avere messo, al di sopra di tutto il pensiero di noi stessi.

"Quando mi avrete innalzato, attrarrò tutti a Me". 18.12.83

Gesù stesso dice: "Quando mi avrete innalzato, attrarrò tutti a Me".
Non si riferisce soltanto a mettere in croce.
Questo innalzare, vuole dire metterlo al di sopra di tutto.
Quando noi avremo messo Lui al di sopra di tutto, Lui attrarrà tutto a Sé.
Il che vuole dire che darà a noi la possibilità di ascoltare e di accordare tutto ciò che arriva a noi, con il suo Pensiero.
Se invece noi abbiamo posto dentro di noi, come nostro bene necessario e quindi come autorità assoluta per noi, altro da Dio, succede che tutte le cose che arrivano a noi, non possono essere da noi accordate con questo.
Alcune cose sì, altre no.

L'ascolto è un accordare. 18.12.83

Se osserviamo a fondo, noi vediamo che l'ascolto è essenzialmente costituito da un accordo.
Noi ascoltiamo per accordarci.
Quando si parla di accordo, si tende sempre a unificare due termini ma, il termine fondamentale di questo accordo non è esterno, è dentro di noi.
É quello che noi abbiamo messo come punto fisso di riferimento dei nostri pensieri per le nostre scelte.
E allora l'ascolto sta nel cercare di accordare, tutto quello che arriva a noi con, quello che portiamo dentro di noi.
Certo se noi, abbiamo posto, dentro di noi, come unica cosa necessaria la conoscenza di Dio, allora il nostro ascolto tende ad accordare tutto ciò che arriva a noi con il Pensiero di Dio.
Tutto quello che arriva a noi, arriva a noi come mandato da Dio, tutto quello che arriva a noi è opera di Dio, ecco che il nostro ascolto ci apre alla ricerca del Pensiero di Dio.
Ci apre cioè a questo accordo di tutte le cose che arrivano a noi con il Pensiero di Dio ma questo è possibile solo in quanto abbiamo abbiamo posto dentro di noi, al di sopra di tutto la conoscenza di Dio.

Condizionamento del campo d'ascolto. 18.12.83

Il più delle volte, noi riteniamo necessario, ciò che è in relazione ai nostri bisogni di vita pratica, oppure in relazione a quello che può essere il pensiero della figura, dell'ambizione, del prestigio del nostro io di fronte al mondo.
E questo determina il motivo principale del nostro vivere.
Se l'ascolto dipende dalla dedizione, la dedizione dall'attrazione, l'attrazione dall'interesse che si incentra poi in questa unica cosa necessaria che noi mettiamo dentro di noi, al di sopra di tutto, dobbiamo dire che il campo di ascolto non è determinato dalla nostra volontà ma, e determinato da ciò che noi mettiamo come, cosa soprattutto necessaria per la nostra vita.
Quello che noi eleggiamo, che noi riteniamo come necessario per la nostra vita, questo viene a determinare in noi il campo di ascolto.
Cioè, noi finiamo con ascoltare soltanto ciò che viene a dipendere da ciò che abbiamo ritenuto necessario.
Mentre tutto quello che non coincide o non è in relazione a ciò che noi riteniamo necessario, a poco per volta, viene sempre più escluso dai nostri interessi e noi stessi diventiamo incapaci di ascoltare.
Può succedere che si arriva, addirittura al punto da non potere più ascoltare la Parola di Dio, perché non rientra in qual campo d'interesse e quindi non dipende da quell'unica cosa necessaria che, abbiamo posto al di sopra di tutto.
Così, noi ci condizioniamo il campo dell'ascolto..

Il campo d'ascolto. 18.12.83

Il campo d'ascolto è che cosa noi siamo in grado di ascoltare.
Gesù dice: "State attenti a come ascoltate".
Evidentemente proprio da quel "come si ascolta" viene a determinarsi in noi, il campo di ascolto.
A seconda di come noi ascoltiamo quello che arriva a noi, restiamo condizionati per l'ascolto successivo.
L'ascolto, richiede sempre dedizione, superamento del pensiero di noi stessi.
Ma la dedizione richiede sempre dell'attrazione.
Per ascoltare bisogna essere attratti da ciò cui ci rivolgiamo ad ascoltare.
L'attrazione è sempre in relazione a qualche nostro interesse.
Il campo di ascolto è in relazione a qualche nostro interesse ma, l'interesse è determinato da ciò di cui noi abbiamo bisogno.
E il bisogno è determinato da ciò che noi riteniamo più necessario per la nostra vita

L'ascolto.

Quando parliamo di ascolto, anche qui, noi riteniamo di essere liberi di ascoltare quello che vogliamo.
Invece, se approfondiamo, capiamo e molte volte costatiamo che noi non siamo liberi di ascoltare quello che vogliamo e non siamo nemmeno liberi (e questo è più grave) di non ascoltare quello che non vogliamo ascoltare.
Arriva un certo momento nella vita in cui noi verifichiamo questo: siamo costretti ad ascoltare quello che non vorremmo.
Quello che noi vorremmo ascoltare non siamo in grado di ascoltarlo.
Basta questa costatazione, per farci capire che l'ascolto non è in balìa della nostra volontà, non dipende dalla nostra volontà.
18.12.83

L'avvento.

Nell'Avvento noi troviamo due figure: Giovanni Battista e l'Immacolata Concezione.
Giovanni Battista è la preparazione.
L'Immacolata Concezione è la realizzazione di questa preparazione.
Abbiamo detto che tutta la preparazione è fondata su questo battesimo di giustizia, con cui noi riportiamo a Dio tutte le cose che Lui ci manda.
In questo riportare nasce in noi l'interesse, nasce in noi l'amore.
La realizzazione di questo amore che vede tutto dal punto di vista di Dio, che ascolta solo Dio è l'Immacolata Concezione.
É questa creatura, come l'ha concepita Dio.
Non macchiata dal mondo.
Noi il più delle volte ci riteniamo figli del mondo.
Dio ci ha creati per essere figli suoi.
Fintanto che noi nutriamo desideri del mondo, noi siamo macchiati dal mondo.
Maria è la personificazione della preparazione, all'incontro con Gesù, all'incontro con il Cristo.
All'incontro cioè con questa esperienza della presenza di Dio tra noi.
Queste due figure sono essenziali nell'avvento, per aiutare noi a vedere quale è il cammino e quale è la meta della preparazione.
Per poter arrivare al Natale, cioè a questa esperienza della presenza di Dio ed a potere restare.

Impossibilità di sostare nella Luce.

Gesù rappresenta l'esperienza della presenza di Dio tra noi.
Il Gesù che nasce a Natale, è la rivelazione della presenza del Dio tra noi.
In Lui noi abbiamo, l'esperienza della presenza di Dio in mezzo a noi.
Però abbiamo detto fin dall'inizio che chi non è preparato, perde l'esperienza di questa presenza, nel momento stesso in cui l'attinge: non può restare.
Cioè, ripete quello che hanno fatto questi capi dei sacerdoti, questi farisei.
Di fronte alla Luce che li ha sfiorati, non hanno potuto sostare, non hanno potuto restare.
Sono ritornati a casa loro, sono ritornati nel loro mondo, nelle loro ragioni di vita, nei loro interessi, nei loro problemi, nei loro argomenti, sono cioè, rientrati nella loro soggettività.
Non hanno potuto passare nel mondo della Luce, nel mondo di Dio.
Non hanno potuto entrare nel mondo dell'oggettività di Dio.
E quindi non hanno potuto attingere la certezza.

Il battesimo di Giovanni.

La preparazione all'incontro con Cristo sta sopratutto nella giustizia.
Dare a Dio quello che è di Dio.
Riportare e riferire tutto a Dio.
Tutto viene da Dio e tutto va riportato a Dio.
Questo è il battesimo di Giovanni Battista.
Quindi tutte le cose che arrivano a noi vanno riferite a questa giustizia.
Da questa giustizia nasce l'interesse, nasce l'amore.
L'amore tende a vedere tutto come lo vede l'essere amato.
L'amore tende ad ascoltare tutto ciò che dice l'essere amato, a desiderare di capire, tutto ciò che capisce e tutto ciò che fa l'essere amato.
Perché l'amore si trasferisce nell'essere amato.
Vive nel pensiero dell'altro.
E vivendo nel pensiero dell'altro, si sistema nel pensiero dell'altro.
E allora per questo, tende a vedere tutto dal punto di vista dell'altro.

La preparazione di Giovanni.

I discepoli di Giovanni Battista arrivano a Gesù, a nome di Giovanni Battista, per interrogare Gesù:"Sei Tu Colui che deve venire?", Gesù dà una risposta particolare.
Gesù dice: " Andate e riferite a Giovanni, tutto quello che vedete, tutto quello che udite".
É una risposta che, come tutte le parole di Gesù ha una profondità.
Teniamo presente che è Parola di Dio.
Parola universale, Parola per ognuno di noi.
Gesù dice ad ognuno di noi: "Riferite a Giovanni tutto quello che vedete, tutto quello che udite".
Cioè tutto quello che vedete, tutto quello che udite, riferitelo  a Giovanni.
Cosa vuole dire riferire a Giovanni?
Giovanni è la preparazione.
La preparazione all'incontro con la Luce di Dio.
E proprio per formarci in questa preparazione che Gesù dice: "Andate e riferite tutto a Giovanni".
Cioè, tutte le cose che voi vedete e tutte le cose che voi udite, che sono tutte cose che Dio vi manda, riferitele a questa preparazione.

L'unico timore della Verità.

La Luce di Dio, quando arriva a noi, si propone a noi, si offre come un impegno.
Nicodemo qui ha proposto una strada, la strada dell'ascolto: "Forse che la nostra legge giudica qualcuno prima di ascoltarlo?".
Invitava ad ascoltare Gesù prima di giudicarlo.
Questo è il grande problema della Verità.
La Verità ci invita ad ascoltarla, prima di giudicarla, prima di escluderla dalla nostra vita.
La Verità chiede soltanto di essere ascoltata e di essere conosciuta.
La Verità non ha paura di essere conosciuta, di essere cercata.
"Scrutatemi e Mi conoscerete".
Tutte le cose il Signore ha fatto, per portare noi nella ricerca della sua Verità.
L'unico timore (se possiamo chiamarlo così) della Verità è quello di essere ignorata.
É l'indifferenza.

Stabilità della Presenza.

Quando l'uomo non è preparato, perde l'esperienza della presenza di Dio, nell'attimo stesso in cui l'attinge.
Nella nostra vita, parecchie volte, Dio ci fa esperimentare la sua presenza.
Ma poi, questa presenza resta memoria.
Non riusciamo a vivere in essa.
Non riusciamo a farla nostra vita.
L'esperienza della presenza di Dio, è al livello dei nostri bisogni.
Non è a livello della conoscenza.
E fintanto che la presenza di Dio non è a livello della conoscenza di Dio, noi non possiamo restare in essa.
É solo la conoscenza della presenza di Dio, a cui noi tutto dobbiamo riferire e riportare che dà a noi la stabilità.

La caramella.

Il Pensiero di Dio l'ha anche il demonio.
Il Pensiero di Dio c'è sempre, è l'esperienza della presenza di Dio che non c'è sempre.
C'è una presenza che deriva dalla conoscenza e quella è vita eterna ma c'è un altra presenza sentimentale che viene concessa a noi, per dare a noi la possibilità di fare il passaggio.
Noi non possiamo volere ciò che non conosciamo e Dio non lo conosciamo, se Dio non si concede per primo a noi, a livello nostro, noi non possiamo passare a Lui.
Quando Lui ci visita, magari concedendomi la caramella, mi offre adesso la possibilità di pensare a Lui.
Per cui la caramella la metto in un angolo, perché sto guardando a Dio.
Dio ti manda la caramella perché tu alzi lo sguardo a Lui.
Mi offre la possibilità adesso di guardarlo.
Guardandolo lo conosco.
Conoscendolo, adesso scopro un altra presenza.

Fermare l'attimo.

Dove Cristo è, noi non possiamo andare.
Possiamo andare soltanto quando Lui fa esperimentare la sua presenza a noi.
Cioè soltanto quando Lui parla a noi.
Quando Lui ci sfiora con la sua Luce.
Lì e soltanto lì, noi abbiamo la grazia e la possibilità di passare al mondo di Dio.
Ma è una possibilità, perché i figli di Dio sono liberi.
Quando la Luce di Dio bussa alla nostra porta, rende noi liberi, non ci costringe.
È la Luce che ci sfiora che rende noi liberi.
Ma è un attimo.
È un attimo che noi non possiamo fermare.
O perlomeno, lo fermiamo se ci dedichiamo, se dedichiamo ad esso il nostro pensiero.
Ma se non dedichiamo il nostro pensiero, quell'attimo, come sfiora noi, immediatamente svanisce.
Non possiamo trattenerlo.

La proposta della Luce.

La Luce è sempre una proposta. Quando c'è una proposta, per aderirvi, bisogna sempre lasciare qualche cosa. Allora se uno non è preparato, non sta tanto attento alla proposta ma è molto attento a quello che deve lasciare. E allora guardando quello che deve lasciare, non ce la fa. E allora non può restare e allora la Luce si ritira sul monte e noi ci chiudiamo nel nostro mondo. Nel nostro vecchio mondo che diventa sempre più vecchio, sempre più monotono, sempre più routine, sempre più abitudine e sempre con meno anima. Magari prima c'era la speranza di un mondo nuovo, adesso avendoci sfiorato questo mondo nuovo e viste le esigenze di questo mondo nuovo, avendolo lasciato, oramai non c'è più speranza.

Il futuro della parola di Dio.

La Parola di Dio ci fa prevedere il futuro, perché la Parola di Dio, siccome parla nell'eternità, annuncia a noi le cose, prima che avvengano. Affinché, per noi non avvengano. Insomma, è sempre quella parola della fine dei tempi e della fine del mondo. "Vi dico queste cose prima che avvengano, affinché siate fatti degni di scampare da queste cose qui". Vuole dire che queste cose sono fatti personali. Colui che ha ricevuto la Parola di Dio, è fatto degno di scampare a queste cose.Per cui due vicinissimi uno all'altro, nello stesso letto o nella stessa mola, uno è scampato da queste cose e l'altro non è scampato. "Vi dico queste cose prima" e allora tutto deriva da questa parola che noi abbiamo ricevuto "prima". Il che vuole dire che questa parola mi annuncia il futuro. Colui che l'ha ricevuta, diventa capace di evitare la fine del mondo. Cioè la vede dal punto di vista di Dio. "Chi viene dietro di Me non subirà la morte".

La fusione di due pensieri.

In quanto c'è dedizione, c'è interiorizzazione. Attraverso la dedizione del nostro pensiero si veglia. Dio ci fa esperimentare la sua presenza, nella situazione in cui noi ci troviamo, per rivelarci che Lui c'è. Io scoprendo che Lui c'è, incomincio ad interessarmi di Lui. A questo punto qui non è soltanto più Lui che è venuto a me, adesso sono io che vado a Lui. Qui c'è la fusione di due pensieri. Dalla fusione di quei due pensieri, nasce la conoscenza.

Restare nella Parola.

"Sarete veri miei discepoli se resterete nelle mie parole". Però noi possiamo pensare che sia un problema di memoria, di ricordare le sue parole. Allora le scrivo, le registro. No, non è così. Si resta nelle parole in quanto ci si impegna ad approfondirle, per conoscere il suo pensiero. Noi restiamo in una cosa, in quanto dedichiamo il pensiero a quella. In quanto impegniamo il nostro pensiero in quella. Impegno il mio pensiero in quella parola, per arrivare a capire qualche cosa. Ma se io non sono interessato a capire, posso ricordarlo e ripeterlo mille volte ma intanto il mio pensiero è occupato in altro. A un certo momento mi accorgo che è tutto uno sforzo inutile. Lavoro a freddo. Quello non mi prende, io sono preso da altro. Perché noi siamo presi là, dove il nostro pensiero si impegna. Lì noi restiamo presi, noi siamo attratti dal nostro pensiero. Se il nostro pensiero quindi si impegna in Dio, per conoscere, per capire quello che Dio gli ha fatto arrivare (segno), se noi ci impegniamo per capire quello che Dio ci ha dato, capire il suo pensiero, allora lì impegniamo il nostro pensiero. Allora restiamo. In caso diverso no.
Il Signore non osserva le tue parole ma osserva dove tu hai il pensiero. Dio guarda ciò in cui tu occupi il tuo pensiero. Perché è lì il tuo cuore (interesse). Ed è anche lì la tua vita, cioè, noi viviamo veramente ed abbiamo veramente presente ciò cui dedichiamo il nostro pensiero, questa è la caratteristica dell'uomo. Dove c'è il suo pensiero, lì è veramente la presenza. Tutto il resto è tutto contorno.

Dio e il bisogno di Dio.

A un certo momento nel bisogno di Dio, Dio fa fare a noi l'esperienza della sua presenza che può essere l'ultimo segno ma noi non lo tratteniamo mica. Noi all'ultimo ci troveremo con Dio e bisogno di Dio. Tutto il resto sarà sparito. Noi saremo tutta fame di Dio, tutto bisogno di Dio e ci sarà Dio come risposta a questo bisogno. Non è detto che noi si possa restare. Noi capiamo che Lui è la risposta al mio bisogno, capiamo questo ma, non possiamo restare.

mercoledì 8 aprile 2020

Il male è solo in noi.

Tutto è Parola di Dio, anche la disgrazia, anche la rovina, anche quello che noi diciamo male, tutto è Parola di Dio. In quanto una cosa esiste è Parola di Dio, senza di Lui nulla accade. Non esiste qualche cosa non voluto da Dio. É il problema di Sant'Agostino che si chiede come possa conciliarsi il male con Dio e a un certo momento Sant' Agostino viene a capire che il male non c'è. Il male è soltanto una dimensione dentro di noi, è mancanza del bene. Mancanza del bene, vuole dire che io non riferisco le cose al Bene, non riferisco a Dio. Tutto quello che non riferisco a Dio, in me diventa male. Fosse anche la cosa più santa, più religiosa di questo mondo, se non la riferisco a Dio in me diventa male. Il male non esiste fuori, quello che noi diciamo male: la guerra, il terremoto, la disgrazia, la morte, sono opere di Dio, opere di Dio che vanno intellette nel Pensiero di Dio, devo cercare il Pensiero di Dio, perché è Dio che me lo presenta: "Signore cosa mi vuoi dire con questo?". In quanto è motivo per dialogare con Dio è cosa buona. 

Gli interessi diversi da Dio.

Il problema non è togliere gli interessi diversi da Dio, noi dobbiamo preoccuparci di avere Dio, come unica cosa necessaria nella vita. Fintanto che lei non si convince di questo, lei navigherà in una molteplicità di interessi ma è una lotta impari eliminare gli interessi diversi da Dio. Lei non riuscirà mai a mettere fuori gli interessi diversi da Dio, se non è convinta che la sua unica necessità è Dio. Quello di cui ci dobbiamo preoccupare, è verificare se siamo veramente convinti che per la nostra vita, per noi, Dio è il vero unico bene. Fintanto che con Dio c'è un altro bene, noi non possiamo resistere agli altri interessi, non possiamo perché non siamo liberi. La libertà ci viene da Dio, se noi non abbiamo Dio come centro, al di sopra di tutto, dentro di noi, noi possiamo fare tutti gli sforzi di questo mondo e tutti i salti mortali ma non riusciremo a togliere gli interessi diversi da Dio, noi stiamo combattendo contro dei mulini a vento, non riusciremo mai, è una partita improba e non concluderemo nulla.

Capacità d'ascolto.

Il Signore dice che una sola cosa è necessaria. Fintanto che non ci convinciamo che una sola cosa è necessaria, noi non concludiamo nulla. Perché è tutta una conseguenza. Se tu dentro di te hai necessità diverse da Dio, pur ascoltando Dio o parlare di Dio, tu ascolti ma, ascolti dei rumori. Le parole non penetrano in te. Trovassi anche Cristo, per te Cristo che parla è solo rumore. Non penetra. Gesù stesso dice: "Perché le mie parole non penetrano in voi? Perché avete un altro padre", cioè avete un altro motivo di vita dentro di voi, non avete Dio: "Ho conosciuto, ho verificato che in voi non c'è amore per Dio, perché se voi amaste Dio, amereste Me e tutto quello che vi dico, perché le mie parole non penetrano in voi? Perché avete un altro motivo di vita", lui dice "Un altro padre". Questo ci fa capire che noi siamo capaci soltanto di ascoltare ciò che viene dal padre che portiamo dentro di noi, cioè noi ascoltiamo soltanto noi stessi. Se noi abbiamo come padre Dio, noi ascoltiamo ed abbiamo interesse per tutto ciò che ci parla di Dio ma se abbiamo un altro padre, ascoltassimo anche tutte le Parole di Dio, quelle non ci dicono proprio niente, perché non entrano dentro di noi.

Convincere.

Bisogna raccogliersi in Dio, perché siccome è Dio che ti convince, devi raccoglierti in Dio, devi partire da Dio, non devi partire da te, devi partire da Dio. Perché se il Signore dice: "Io sono il Principio", devi partire da Dio come principio, allora Lui ti convince. É Lui che convince le anime, non siamo noi che possiamo convincere. Convincere vuole dire legare, legare assieme, se guardi a Lui è Lui che ti vincola ma se invece pensi ad altro e trascuri Lui, si formano in te altre convinzioni.

Le nostre parole.

 La nostra bocca parla in un modo tutto particolare se ha Dio al centro, se invece abbiamo altre necessità, noi ce ne usciamo fuori con:"La salute è tutto, senza il denaro non si può fare niente, l'auto al giorno d'oggi è indispensabile, conoscere Dio è troppo difficile". Se noi abbiamo Dio al centro di tutto, senza rendercene conto parliamo le parole del Vangelo, parliamo come Cristo. Non siamo cioè noi che parliamo ma è Lui che in noi parla.
San Paolo dice: "Non sono io che vivo ma è il Cristo che vive in me". Quello che ci fa parlare è l'elemento motivante, cioè quello che noi abbiamo messo al di sopra di tutto dentro di noi.

L'incostanza.

Una delle caratteristica della superficialità è l'incostanza, la volubilità, ascoltiamo un momento e poi passiamo subito ad altro, non arriveremo mai alla conclusione. La conclusione è il Pensiero di Dio. San Giacomo dice: "Non si illuda qualcuno di ricevere qualche cosa se è incostante". Perché Dio senz'altro la Luce la dà a chi gliela chiede ma bisogna essere costanti. La caratteristica dell'ascolto è  essere fermi, non possiamo ascoltare una persona per un minuto e poi andare via, dobbiamo ascoltarla fino ad arrivare al suo pensiero perché la caratteristica dell'ascolto è la dedizione a-. Quindi quando si ascolta uno, ci si dedica a quell'uno, fino ad arrivare a capire il pensiero che lui mi vuole comunicare. Noi non arriviamo alla conclusione perché siamo disturbati.

La possibilità di pensare Dio.

Noi viviamo di ciò cui dedichiamo il nostro pensiero. Però non siamo liberi di dedicare il nostro pensiero a quello che vogliamo. Prima di tutto, noi possiamo dedicare il nostro pensiero soltanto a qualcosa che è presente. Ciò che non è presente, noi non lo possiamo pensare. Ne deriva che la nostra possibilità di pensare, non è in mano nostra ma, da ciò che ci viene concesso come presenza. Solo quando Dio ci concede la sua presenza, abbiamo la possibilità di pensarlo. Per questo la nostra possibilità di pensare Dio, è puro dono di Dio ma è un dono che non permane.

Dio è il presente.

Tutto quello che accade nella nostra esperienza è soggetto al tempo. Noi sostanzialmente siamo fatti di passato e di futuro ma di niente presente. Il presente non lo possiamo fermare. È soltanto nella conoscenza di Dio e nella conoscenza della presenza di Dio, dedotta dalla conoscenza stessa di Dio (rapporto Figlio/Padre) che in noi si ferma lo scorrere del tempo. Tutto comincia a diventare presente in questa Presenza. Perché Dio è il presente. Conoscendo Dio, noi ci "sistemiamo" nel presente. E in questo presente, tutto il nostro passato e il futuro diventano presente.

L'esperienza della presenza.

L'esperienza della presenza, è relativa sempre al nostro bisogno. In quanto desideriamo una cosa, se ci viene concessa questa cosa, noi esperimentiamo la presenza di chi è venuto incontro al nostro bisogno. Con questo noi concludiamo che quella persona che ci è venuta incontro è "buona". È "buona" perché ha soddisfatto il nostro desiderio. Però questa esperienza che noi facciamo, essendo relativa a noi, al nostro io, al nostro bisogno, come soddisfa il nostro bisogno, immediatamente sparisce.

Le due presenze di Dio.

Due sono le presenze di Dio nella nostra vita. La prima è l'esperienza sentimentale della presenza di Dio. La seconda è l'esperienza della presenza di Dio, come conseguenza della conoscenza di Dio. La prima avviene in quanto c'è una risposta a un bisogno. Fosse anche il bisogno di Dio, il bisogno di Assoluto che portiamo in noi. La seconda invece nasce, deriva dalla conoscenza di Dio. La seconda è stabile, è una presenza che non muta più. che diventa vita eterna. La prima invece è instabile poiché è concessione di Dio. È proprio in questa prima presenza che avviene l'allontanamento di Dio dal mondo.

La Luce che sfiora.

Noi da soli siamo nell'assoluta impotenza a superare il pensiero di noi stessi. È soltanto quando la Luce bussa alla nostra porta e chiama quindi al Pensiero di Dio, soltanto qui noi abbiamo la possibilità di superarci e di dedicarci e di occuparci di Dio. Però ci occupiamo di Dio, non in quanto custodiamo la memoria di quello che è arrivato a noi. La memoria diventa un camposanto. Ci occupiamo di Dio, in quanto dedichiamo il nostro pensiero, la nostra vita a Dio. 

Il peccato.

Il peccato sta nel disunire le opere di Dio da Dio, nel non riportare a Dio le cose che Dio ci fa arrivare.Tutto è di Dio e il peccato sta nel non dare a Dio quello che è di Dio.C'è in noi questa possibilità: non riportare a Dio quello che è di Dio, disunire le creature, le cose dal Creatore,.Tutte le cose arrivano a noi da Dio e non tutte le cose vengono riportate a Dio da noi. Quello che non riportiamo a Dio, forma in noi il peccato.

Il demonio.

Non ci sono due creatori. Ed è per questo che non puoi attribuire nulla di ciò che esiste o avviene ad altro da Dio. Il demonio è uno che non raccoglie in Dio e non riferisce le cose a Dio. E questo può essere il nostro io, perché il demonio ha un io che non riferisce le cose a Dio ma non è per nulla creatore come nessuno di noi è creatore. Uno solo è il Creatore vuol dire che non devi riferire nulla di tutto ciò che esiste e accade ad altro da Dio.

Il Purgatorio.

Adamo era nel tempo perché stava crescendo. Anche il purgatorio è nel tempo. Il purgatorio è soggetto al tempo, perché sono creature in formazione. Quando io dico che la morte è mandata da Dio, io me la debbo digerire nel purgatorio, altrimenti non entro mica. E quindi mi devo digerire tutto, non sono più disturbato dai problemi del mondo ma sono sempre nel tempo. Sono in maturazione come Adamo era in maturazione. C'era tutto questo divenire che tende verso questa grande conclusione: concepire Dio, altrimenti non puoi dire chi è Dio.

Il paradiso e l'inferno.

Il paradiso o l’inferno è ognuno di noi, è uno stato d’animo. L’anima che è capace, che ha la grazia, che ha la possibilità di conoscere Dio, di pensare Dio, di guardare le cose dal punto di vista di Dio è nella pienezza della gioia: Paradiso. L’anima che ad un certo momento si è chiusa, si è fossilizzata nel pensiero dell’io, che è diventata una pietra, che non riesce più a ricevere niente d’altro, quella diventa inferno.
 
L'ultimo giorno della festa.
Commento di Luigi Bracco al Vangelo. 
 Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva”. 
 Gv 7 Vs 37 
 3.Aprile.1983

martedì 7 aprile 2020

Dal soggettivo all'oggettivo.
Commento di Luigi Bracco al Vangelo.
Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva.  
Gv 7 Vs 37
27.Marzo.1983
La scoperta del pensiero di Dio oggettivo in noi. Commento di Luigi Bracco al Vangelo. 
Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva.  
Gv  7 Vs 37   
27.Marzo.1983